Seleziona una pagina

Volo di Aquiloni

olio su tela cm 100×130

ENZO ALONI

LA CRITICA

 

Hanno scritto dell’artista:

·  C. Accossato
·  M. Blondet
·  E. Bovo
·  S. Brondoni
·  D. Cara
·  M. Casini
·  A. De Bono
·  Y. Hucher
·  L. Lazzari
·  P. Levi
·  G. Mandel
·  G. Manzoni
·  T. Martucci
·  M. Monteverdi
·  F. Passoni
·  M. Portalupi
·  R. Sola
·  L. Spiazzi
·  M. Tibertelli de Pisis
·  A. Valloni
·  D. Villani
·  B. Zancan

T. Martucci

 

Un discorso pittorico, quello di Aloni, raffinato e che si è delineato nel corso di una costante ricerca. A questo sensibile risultato espressivo l’artista non è giunto per caso, ma attraverso un’assimilazione di differenti esperienze. Un linguaggio apertamente astratto in precedenza ed una ispirazione più figurativa in seguito, hanno contraddistinto sue passate sperimentazioni espressive. Esse poi non sono state completamente dimenticate. Ma a loro tempo e modo hanno alimentato di nuova linfa la sua ricerca. Infatti osservando le attuali sue composizioni si può constatare la presenza di una figurazione e di una sintassi morfologica che si stilizza in sottili valori astratti. Pertanto astrazione e figura convivono intensamente all’interno del suo dipinto.

Un linguaggio visivo di cui Aloni intende sottolineare la preziosità della costruzione, il perseguimento di un modello di perfezione ideale, al di là di ogni impressionismo vedutista. In questo senso appare indicativa la rigorosa articolazione della linea che struttura con sobrietà, ma anche con icastica modellatura le forme di caseggiati, alberi, edifici, barche. Il lineare prevale con oggettiva determinazione sui valori più strettamente coloristici. Per Aloni importante è imprimere all’immagine il carattere di un’esemplare chiarezza, pur in una sottesa e quasi impercettibile enigmaticità. Un’espressione di mistero, a tratti anche inquietante, che diviene evidente specialmente nelle opere in cui sono presenti figure umane a cui, tuttavia, non è estranea un’intima vena sentimentale. Seguendo queste tracce di riflessioni con viva pertinenza interpretativa si è espresso il critico Franco Passoni in un saggio sull’opera di Aloni: ” … La natura è silenziosa e sollecita un’attenzione meditata; Aloni ha catturato con la sua immaginazione tutte queste problematiche e da pittore ha sviluppato le sue immagini che riflettono questo raccoglimento …”. Trattasi di volti assenti, con sembianze di icone, assorti in loro incomprensibili pensieri. Tra di essi non sussiste dialogo ma ognuno è un mondo a sé,incomunicabile agli altri. Una tipologia latamente “ritrattistica” che sembra riecheggiare in chiave moderna l’imperturbabile psicologia statuaria della Sacra Conversazione e della Flagellazione dipinte da Piero della Francesca il grande artista dell’Umanesimo, del resto molto amato da Aloni, come fra l’altro testimonia anche la sua personale svoltasi al palazzo del Pretorio della città di Borgo San Sepolcro, luogo natale dello straordinario pittore rinascimentale.

Un suggestivo incanto si origina dalla elegante semplificazione delle forme di Aloni e questo consente un marcato isolamento tattile delle figure, che ne accresce la leggibilità ed il visivo riconoscimento. L’artista fa risaltare il valore puro dei piani sui quali aderisce la trasparente limpidezza di un coerente tonalismo cromatico. Gli ocra, i gialli, i rossi purpurei, l’indaco sono i colori che maggiormente fanno lievitare la discreta presenza di una luce temperata. Aloni costruisce le sue composizioni con calibrata pazienza, ne fa risaltare l’intonazione architettonica che particolarmente si constata in caratteristiche “fughe prospettiche” di case che tagliano in due l’opera, come si evince per esempio nel costruttivo respiro volumetrico di Grande paese del 1995. Le vibrazioni coloristiche sono assenti proprio per porre in particolare rilievo la scansione delle superfici, il loro nitido intarsio di geometrica rivelazione. E proprio il senso di una poetica rivelazione assumono i più concentrati e meditativi dipinti di Aloni.

Appare evidente nella sua colta espressione plastica la valorizzazione delle strutture, il coerente saldarsi dei vari elementi compositivi. L’artista ha saputo osservare con attenzione il grande passato della pittura italiana e rivederlo alla luce dei principi dell’arte moderna, specialmente di quella più incline ad una trasfigurazione stilizzatrice del dato realistico. Accenti di Realismo Magico, ma anche del limpido e geometrico naturalismo di Casorati sono possibili elementi di comparazione con la tensione creativa di Aloni. La sua pittura si evolve in una sensibile manifestazione di stile che conferisce alle sue pitture il senso di una potente evocazione visiva. E il tutto avviene senza deformazioni, annullando ogni possibilità di perturbamento dell’ordine espressivo. In esso vive in silenziosa discrezione un ritmo che è misura, saldatura spaziale di qualsiasi innaturale energia che si possa sprigionare dall’interno del dipinto. Allora si può benissimo comprendere il valore del segno, puro, senza l’imprinting violento del gesto. Una linea, quella di Aloni, preziosa, lirica che non diventa mai esercizio calligrafico. Ispirandosi ai maestri classici dell’arte, senza, nel contempo evitare un confronto con la contemporanea figurazione, Aloni alimenta con circospezione ed acutezza il suo personale racconto interiore.

Una narrativa dell’animo e del colore che diventa esperienza della memoria, invitante e misterioso simposio di arte e umanità.

M. Tibertelli de Pisis

 

Enzo Aloni è un pittore d’atmosfere reali.
Durante il suo percorso artistico ha spesso riportato nelle sue opere le suggestioni sottili che uno spirito attento è in grado di cogliere, e poi, tradurre sulla tela. Partendo dall’osservazione del mondo che ci circonda, l’artista ha filtrato il mistero che sottende ogni realtà per costruire dei mondi a sé stanti. Nei suoi lavori precedenti questi mondi sono astrazioni di luoghi abitati da cose e persone stretti da un legame di appartenenza che ne garantisce l’identità. Il linguaggio realista permette alla mente di superare l’istintivo impulso del riconoscimento delle forme per librarsi nelle alte sfere delle sensazioni e percepire la magia che emana dalle mute conversazioni degli abitanti di queste tele. Il realismo prescinde la forma e diventa astrazione nella misura in cui è il mezzo che Aloni utilizza per suggerirci che il mistero si cela dietro le immagini a noi più familiari.

Ciò che affascina l’artista è l’enigma inafferrabile che c’è dietro il quotidiano e che divide la realtà in ciò che vediamo con i nostri occhi e ciò che percepiamo con il nostro intelletto.

Aloni intraprende l’analisi della realtà invisibile rendendo progressivamente i luoghi e i loro abitanti indipendenti e liberi di acquisire propri significati peculiari e di emanciparsi dal loro abituale contesto. Comincia così a interessarsi a gruppi di persone o cose simili e alle relazioni che possono sorgere e svilupparsi tra loro dando vita alle opere che l’artista ha presentato nel 2009 a Milano nella mostra personale con il titolo Similari e loro mondi. Gli abitanti delle tele di Aloni sono ora totalmente slegati da qualsiasi indizio di collocamento mondano: non ci sono orizzonti, strade o sfondi che rivelino un’ambientazione reale, ma che neanche la escludono. É come se il pittore, individuata un’immagine, l’avesse fermata nel tempo, l’avesse mondata degli elementi disturbanti e le avesse così restituito l’anima in un processo che potrebbe essere definito cognitivo in cui lo spettatore ha la possibilità, appunto, di conoscere quello che solitamente trascura: l’essenza più profonda delle cose. La fase di mondatura comporta non solo l’eliminazione del superfluo, ma anche la stilizzazione degli elementi protagonisti: per stilizzazione s’intende la metamorfosi che l’artista apporta alle forme e ai colori per raggiungere un’omogeneità che trascenda le caratteristiche individuali di ogni soggetto attraverso un’accurata ricerca di morbide variazioni tonali e la ripetizione di forme accuratamente stilizzate. Aloni dà vita così a Mondi paralleli, legati a noi solo dal sottile filo di immagini tratte dalla nostra realtà. Gli abitanti di questi Mondi sono i Similari, che si ripetono, apparentemente uguali, ma diversi e che vivono avvolti dall’ambiguità di essere reali o irreali: un enigma che oltrepassa la tela per insinuarsi nella mente dell’osservatore.

F. Passoni

 

È noto che a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, molti pittori del panorama europeo avevano iniziato un rifiuto progressivo verso quelle forme di rappresentazione pittorica e plastica che avessero avuto riferimenti naturalistici troppo preponderanti e in opposizione all’esperienza sensoriale dei singoli personaggi che gravitavano nel mondo dell’arte. Su questa strada e con la proliferazione in progress degli “ismi” diversificati che si susseguirono celermente, vennero a configurarsi i poteri delle immagini, ideate dagli artisti, che seguirono in continuità e che confluirono nel “non-figurativo”.

Fu così che in molti movimenti della pittura più o meno astratta fecero seguire delle indicazioni che sconfinarono nelle grandi avanguardie del nostro secolo che tanto segnarono la modernità della nostra cultura. Anche il pittore Enzo Aloni, pur essendo nato a Stradella nel 1940 ma che da molti anni vive e opera a Milano, non poteva risentire almeno in parte di queste influenze che portavano alla stilizzazione delle forme, anche quand’erano ispirate dalla realtà, equilibrate dai cromatismi più o meno accesi, che producevano immagini geometriche o figurative, informate dagli echi che abbiamo descritto. Aloni quindi ebbe un suo primo periodo naturalistico, un periodo astratto, un periodo informale e poi negli ultimi anni, con l’avvento del “post-moderno” ha meditato e approfondito una sua propria espressione d’immagine figurativa che predilige i grandi formati che rappresentano gruppi di figure, interni, case e scorci di natura che, come ha scritto Paolo Levi: sono vivificati da cromatismi decisi e da un levigato nitore geometrico e compositivo.

Così come Paul Klee fu sempre un pittore figurativo che pur servendosi dell’astrazione non abbandona mai la realtà, Aloni ha perseguito con questa scelta, dove trovano evidenze il colore, la luce, la forma architettonica, i punti, la linea e i piani plastici dello spazio.Tutte queste sono quelle qualità essenziali che concorrono in pittura per poter rappresentare le immagini, vuoi inventate, vuoi naturalistiche, con lo scopo di conseguire un’armonia estetica e per dare il senso d’una espressione individuale che vuole e intende ricercare un suo proprio linguaggio di comunicazione. Le sue ultime opere che presentiamo in questa occasione alla “Galleria Il Castello” di via Brera, presentano nell’insieme una fusione cromatica innaturalistica con toni di colore che si sposano tra loro e nati dall’interiorità dell’artista che rivela una sua personale visione atmosferica con esiti propri.

Il visitatore non si lasci ingannare dalle visioni che l’artista gli propone con falsa semplicità, in realtà sono composizioni molto curate, raffinate e piene di misteri. Si osservi, a questo proposito e come fenomeno molto indicativo, quella curiosa rappresentazione d’un ambiente che rivela la presenza di tante porte, tutte aperte, che nell’impatto sorprendente fanno pensare a una situazione d’instabilità, cioè il contrario d’un ambiente chiuso che abitualmente ci fa sentire protetti; nelle intenzioni dell’artista si evidenzia quell’abbandono dell’uomo verso gli eventi che segnano la precarietà del nostro presente e che ci vengono chiaramente segnalati dal dipinto con le immagini delle porte aperte.

Seguendo la volontà culturale Aloni ci indica dei motivi che acquistano in se stessi, quasi per magia, una dimensione equivoca, cosi come è del tutto equivoca la nostra vita nel presente che non offre prospettive sul futuro, tutto appare ovattato e le uniche ipotesi che ci accompagnano come un delirio sono virtuali, dimenticando ciò che siamo stati nel nostro passato. Quindi apparentemente tutto è aperto, tutto è possibile e misterioso: in verità noi siamo costantemente accompagnati, dai primordi alla possibile fine, dai dogmi della vita e della morte.

Il mistero del nostro passaggio esistenziale è tuttora rappresentato dalle incognite dei pianeti posti nell’universo siderale, che con la loro presenza eccitano la nostra curiosità e rinnovano quegl’interrogativi che tuttora sono alla base della nostra condizione esistenziale: Chi siamo? Da dove veniamo?
Dove andiamo?

La mancanza di risposte chiarificatrici alle nostre domande induce il nostro razionalismo, al di fuori delle fedi, a dover considerare le nostre vite senza possibili prospettive risolutorie e, in questo ordine d’idee, l’artista di questo tempo registra questi fenomeni che comportano nelle sue opere un fondo metafisico accompagnato da sentimenti turbativi e angosciosi. L’uomo vive, pensa e si esprime in un universo misterioso, che non riesce a dargli delle risposte solutorie sulle ragioni della sua presenza esistenziale. La natura è silenziosa e sollecita un’attenzione meditata; Aloni ha catturato con la sua immaginazione tutte queste problematiche e da pittore ha sviluppato le sue immagini che riflettono questo raccoglimento. Anche le sue immagini femminili sembrano dialogare con il silenzio in un mondo ovattato che non lascia risposte.

È dunque veramente esaurita quell’aspirazione consolatoria dell’uomo che anelava all’onniscienza e che accompagnava il sogno faustiano degli illuministi?

Tutto oggi induce al convulso, al drammatico e forse questa è la vera ragione collettiva che muove la nostra società verso rischi irragionevoli e pericolosi, quelli che hanno frantumato gli equilibri del pianeta e le speranze dei popoli. Ormai anche in pittura vale quel pensiero di Heisemberg che affermava: “il soggetto delle nostre ricerche non è più soltanto la natura e i suoi fenomeni, esaminati e valutati in se stessi, ma la natura offerta all’angosciosa interrogazione umana che, in qualche modo, possa allontanare l’uomo dalla sua solitudine planetaria che non possiede confini”.